
Il Medio Oriente è oggi, 17 marzo 2026, l’epicentro di una crisi che ha superato la soglia del non ritorno. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, esploso con violenza all’inizio del mese sotto l’impulso dell’amministrazione Trump, si è trasformato in una guerra aperta che vede coinvolti anche Israele e le milizie regionali (Hezbollah).
Mentre Washington rivendica il successo dell’operazione, dichiarando di aver colpito oltre 7.000 obiettivi, tra cui siti nucleari e infrastrutture missilistiche, Teheran appare ferita ma non arresa. La morte della Guida Suprema e di figure chiave come Ali Larijani ha creato un vuoto di potere, ma il regime risponde con la minaccia di bloccare definitivamente lo Stretto di Hormuz.
Le ripercussioni globali sono già tangibili: il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile e l’economia globale trema per l’inflazione energetica. L’Europa resta in una posizione di marginalità diplomatica, mentre l’Italia osserva con ansia la sicurezza delle basi Unifil in Libano, sfiorate dai detriti dei razzi intercettati.
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