di Angelo Meringolo
L’Attesa: Regime di “Risk-Off”
Prima delle armi parla la speculazione. All’acuirsi delle tensioni USA-Iran, gli investitori hanno attivato il protocollo di Risk-Off, fuggendo dall’azionario verso i beni rifugio: oro e Treasuries USA sono impennati. Il petrolio Brent è salito preventivamente per il timore di un blocco nello Stretto di Hormuz, arteria da cui transita il 20% del greggio mondiale. Le borse hanno registrato forte volatilità, mentre i comparti difesa ed energia hanno iniziato a sovraperformare i listini.

Il Conflitto: Shock d’Offerta e Correzione
Con le ostilità e l’effettivo blocco navale, l’impatto reale ha travolto l’economia. Il Brent è schizzato verso i 120 dollari, generando uno shock d’offerta storico. L’S&P 500 ha perso il 5% in un mese e il Nasdaq è entrato in correzione (-10%). Lo spettro della stagflazione ha irrigidito le Banche Centrali sui tassi. Settori come i trasporti e le compagnie aeree sono crollati per i costi del carburante, mentre le aziende della difesa hanno registrato massimi storici.
L’Accordo: Il “Relief Rally”
La tregua mediata dal Pakistan ha invertito bruscamente la rotta. Il mercato ha avviato un violento relief rally:il Brent ha perso il 5% in una sola seduta, riposizionandosi sotto gli 85 dollari.Il crollo delle quotazioni energetiche alla firma dell’accordo. Le borse globali sono volate a livelli record (S&P 500 +2%, Nasdaq +3%), spinte dai colossi tech e dall’Intelligenza Artificiale, a scapito dei titoli petroliferi. Come rilevato dal FMI, se i mercati finanziari reagiscono all’istante, la normalizzazione logistica richiederà mesi, mantenendo una parziale pressione sui prezzi reali.


