di Desiree Annunziata
Basta osservare gli ultimi grandi tour internazionali per capire come il mercato della musica dal vivo sia cambiato radicalmente. Negli ultimi due anni, l’acquisto di un biglietto è diventato una vera e propria corsa contro il tempo, con code virtuali di centinaia di migliaia di utenti e disponibilità esaurite nel giro di pochi minuti. Uno dei casi più discussi è stato quello della reunion degli Oasis. Durante la vendita dei biglietti per il tour, migliaia di fan hanno visto il prezzo aumentare mentre erano ancora in coda online.

Il sistema di dynamic pricing, che adegua il costo in base alla domanda, ha trasformato biglietti inizialmente venduti intorno alle 70-150 sterline in tagliandi che, in alcuni casi, hanno superato le 350-400 sterline. Le polemiche hanno raggiunto persino le istituzioni europee e britanniche, aprendo un dibattito sulla trasparenza dei sistemi di vendita.
Situazioni analoghe si sono registrate negli Stati Uniti con tournée di artisti come Bruce Springsteen, mentre in Europa tour di grande richiamo, come quelli dei Coldplay, continuano a registrare il tutto esaurito nonostante prezzi sempre più elevati. Il fenomeno dimostra che la domanda, almeno per gli artisti di fama mondiale, continua a superare di gran lunga l’offerta disponibile.
Anche in Italia la percezione di un aumento dei prezzi è evidente. Secondo AssoConcerti, il costo medio del solo biglietto rimane relativamente contenuto, ma la spesa reale affrontata dagli spettatori racconta un’altra storia. Chi partecipa a un concerto in uno stadio o in una grande arena deve spesso aggiungere commissioni di prevendita, viaggio, carburante o treno, eventuale pernottamento, pasti e merchandising ufficiale. Per una coppia che si sposta in un’altra città, assistere a un live può facilmente trasformarsi in una spesa di alcune centinaia di euro.
Il cambiamento riguarda anche il modo in cui vengono progettati gli spettacoli. I concerti non sono più semplici esibizioni musicali, ma produzioni imponenti che richiedono scenografie monumentali, schermi LED, effetti speciali, decine di mezzi pesanti per il trasporto e centinaia di professionisti tra tecnici, musicisti e addetti alla sicurezza. È inevitabile che questi costi incidano sul prezzo finale del biglietto.

Il punto, però, non è stabilire se un concerto “valga” il prezzo richiesto. La vera questione riguarda l’accessibilità. Se fino a qualche anno fa molti giovani riuscivano a seguire diversi artisti nel corso della stessa estate, oggi sono spesso costretti a scegliere un solo evento. La musica dal vivo rischia così di trasformarsi da esperienza popolare a consumo selettivo, dove il budget disponibile conta quasi quanto la passione.
La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra la sostenibilità economica degli spettacoli e il diritto del pubblico di vivere la musica dal vivo senza che questa diventi un privilegio. Perché un concerto non è soltanto intrattenimento: è un momento di condivisione, identità e partecipazione culturale, e come tale dovrebbe rimanere accessibile al maggior numero possibile di persone.

