Ven. Set 4th, 2026

Dalla piazza al feed: il fenomeno del “trash napoletano” e la spettacolarizzazione del quotidiano sui social

di Desiree Annunziata

Negli ultimi anni, piattaforme come TikTok hanno ridefinito la natura della viralità, portando alla ribalta un ecosistema socioculturale ben preciso: la sottocultura pop partenopea nella sua forma più sguaiata e senza filtri, comunemente etichettata dal grande pubblico e dai media come “trash”. Un fenomeno d’attualità che solleva interrogativi complessi su intrattenimento, voyeurismo e riscatto economico attraverso il digitale.

I protagonisti del feed: da Rita De Crescenzo a Very e Sasy

Pioniera indiscutibile di questa narrazione è Rita De Crescenzo, ex star del quartiere Pallonetto diventata una vera e propria icona mediatica grazie a balletti liberatori, tormentoni musicali e dirette quotidiane. La sua estetica, fatta di gioielli vistosi, toni urlati e gestualità esasperata, ha costruito un impero di follower. De Crescenzo ha trasformato la sua quotidianità e i suoi trascorsi complessi in uno show permanente, capace di attirare folle e muovere flussi di turisti, come dimostrato dalla controversa invasione di autobus a Roccaraso.

Accanto a lei troviamo il duo Very e Sasy (Veronica e Salvatore), una coppia che ha trasformato la routine familiare e la propria vita di tutti i giorni in una “sitcom reale”. La loro narrazione, incentrata sulle dinamiche familiari, le gravidanze raccontate in diretta e le faide di quartiere, cattura centinaia di migliaia di visualizzazioni. Non sono casi isolati. La galassia dei tiktoker napoletani comprende figure trasversali:

  • Donato De Caprio (“Con mollica o senza?”), che ha trasformato la gestualità della salumeria in un franchise commerciale famoso nel mondo.
  • Mario Mario, figura controversa del panorama neo-melodico e social.
  • Laura la Divina, presenza fissa nel circuito di Rita De Crescenzo, divenuta personaggio cult della narrazione popolare.

Per analizzare questa realtà senza cadere nello snobismo culturale, è necessario comprendere i fattori che ne decretano il successo: iper-realismo e autenticità rozza. In un ecosistema social spesso saturo di perfezione patinata e vite patinate, la spudoratezza di questi creator offre un’illusione di autenticità. La cinepresa non filtra il disordine, i litigi o le imperfezioni, dando al pubblico una finestra priva di mediazioni su realtà spesso ai margini.

Gli algoritmi premiano la frequenza e l’eccesso. Il pubblico non si limita a fruire i contenuti, ma partecipa al melodramma creando schieramenti, commentando le faide e nutrendo l’engagement attraverso il “hate-watching” (il guardare contenuti per il gusto di criticarli). Come evidenziato da diversi sociologi, la reazione del pubblico borghese oscilla tra la risata di superiorità e il disprezzo morale. Molti di questi personaggi provengono da contesti economicamente fragili o difficili; l’uso dello smartphone diventa per loro una forma improvvisata di emancipazione finanziaria e riscatto sociale.

Il fenomeno ha ormai valicato i confini dello schermo dello smartphone, con ripercussioni concrete. Le polemiche sulle ospitate bloccate nelle sale da gioco o la turbolenta vicinanza con il mondo della politica mostrano il confine sottile tra l’essere “personaggi colorati” e il diventare simbolo di degrado culturale o stigma sociale. Che lo si interpreti come una declinazione moderna della commedia dell’arte o come la deriva consumistica dell’algoritmo, il trash napoletano sui social rimane uno specchio fedele delle contraddizioni della società contemporanea: un luogo dove la vulnerabilità, l’eccesso e la cultura popolare si fondono trasformando la vita vera nel nuovo grande spettacolo di massa.

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