Sab. Giu 13th, 2026

La giovane Italia chiama, rispondiamo?


In un weekend in cui la nazionale U17 vince l’Europeo di categoria, e la più giovane nazionale maggiore di sempre vince in Grecia. La domanda è una sola, siamo pronti a far sbocciare i nostri talenti?

di Jacopo Maria Salerno

Domenica sera, la nazionale italiana U17 si è laureata campione d’Europa per la seconda volta nelle ultime tre edizioni. All’interno del torneo i ragazzi del Ct Daniele Franceschini hanno ribaltato i favori del pronostico sin dal girone, arrivando primi davanti alla Francia, per poi superare la Spagna in semifinale ai rigori, e infine battere il Belgio sempre dagli undici metri.

In Foto: L’Under 17 azzurra neo campione d’Europa Credits Image: La Repubblica

La stessa sera la nazionale maggiore di Silvio Baldini ha giocato un amichevole contro la Grecia vincendo 0-1 con un goal di Pio Esposito. Una vittoria che per molti non ha avuto grande importanza, ma che ha comunque mostrato un calcio italiano vivo e che scalpita. Il talento non è scomparso vent’anni fa, anno dell’ultima partita in una fase ad eliminazione diretta di un Mondiale. Non abbiamo smesso di produrre giocatori capaci. Allora qual è il problema dell’Italia come paese calcistico? Perché non andremo al mondiale americano, terzo dramma mondiale consecutivo?

Il Logo ufficiale dei Mondiali 2026
Credits Image: Puglia.net

Oltre all’enorme dispersione del talento che si può ricondurre alla disorganizzazione del sistema calcio italiano, e un gruppo della nazionale maggiore mentalmente troppo debole dopo le continue delusioni, il problema più grande su cui è giusto concentrarsi è che i giovani non vengono visti, non vengono quindi aiutati nel compiere il salto da giovane promessa a calciatore pronto. Per questo motivo ci sembra di non vedere più talento, il nostro calcio rimane vecchio e restiamo indietro rispetto al resto del mondo del calcio. Dell’undici titolare della nazionale U17 che vinse gli Europei nel 2024 solo 4 giocatori vantano minuti con le rispettive prime squadre in questa stagione, Camarda del Milan in prestito al Lecce, Liberali al Catanzaro, Mosconi dell’Inter e Pessina portiere del Bologna. Tra questi giocatori solo Liberali in Serie B ha superato gli 800 minuti stagionali. Come possiamo dire di non avere più talento quando non siamo intenzionati a far giocare i giovani. Giocatori che da noi restano impantanati nelle retrovie del calcio che conta decidono di emigrare all’estero, di cercare fortune altrove. Degli esempi sono Samuele Ignacio e Luca Reggiani scappati dal nostro calcio e che a 18 anni al Dortmund hanno già avuto la possibilità di giocare in pianta stabile con la prima squadra.

In Foto: Mattia Liberali con la maglia del Catanzaro
Credits Image: Transfermarkt

Il nostro paese idolatra il cosiddetto “risultatismo”. Gli allenatori delle squadre di Serie A devono portare a casa il risultato, essere pragmatici, e affidarsi a giocatori d’esperienza perché solo così si raggiunge l’obiettivo. Nel nostro calcio, il pensiero resta fisso sul risultato immediato, si guarda solo alla vittoria. Non si può sbagliare perché l’importante è vincere, muovere la classifica, e chi non aiuta o non è pronto per questo viene lasciato indietro. Il calciatore di 16,17 o 18 anni invece, ha bisogno di sbagliare, ha bisogno di cadere e rialzarsi, perchè così i giovani passano dall’essere promesse a calciatori pronti. In Italia manca coraggio di osare, di buttare nella mischia giovani senza esperienza e farli sbagliare. Allenatori e dirigenti che ripongono fiducia sui giovani sono pochi, ma stanno piano piano aumentando, quasi mai però ad alti livelli perchè formare un giovane tante volte non porta un risultato nell’immediato.

Pensiamo che all’estero il talento sia migliore, più cristallino, ma non è così, semplicemente i giovani vengono aiutati, formati, così da non perdersi come nel nostro paese. Ci sono anche casi di talenti generazionali, ma vi assicuro che non sono tutti giocatori fatti e finiti al primo pallone toccato tra i professionisti. Lo stesso Yamal, per quanto il talento fosse chiaro a tutti sin da subito, non ha dominato all’esordio tra i professionisti, ma ha avuto bisogno di un periodo di adattamento e di apprendistato tra i grandi.

Bisogna credere nei nostri giovani. Le nostre giovanili continuano a far bene nei tornei di categoria e portano in alto il nome della nazionale italiana che altrimenti sarebbe solo sinonimo di grandi delusioni. Magari non saremo la nazionale calcistica con più talento giovane, ma se non diamo una possibilità ai nostri ragazzi non potremo mai saperlo davvero. I giovani continuano a chiamare, per favore calcio italiano, rispondi.

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