Sab. Giu 13th, 2026

Josè Mourinho è il nuovo allenatore del Real Madrid. Lo Special One firma un contratto fino al 2029 con i Galacticos con l’obiettivo di riportare un trofeo importante alla squadra di Madrid.

di Jacopo Maria Salerno


Era il 27 aprile 2011, il Real Madrid aveva appena perso l’andata della semifinale di Champions League contro i rivali di sempre del Barcellona, quando José Mourinho consumato dall’ira e dall’invidia entra in sala stampa ripetendo solamente “Por qué?”. Da quella conferenza sono passati poco più di 15 anni, ma quella domanda, retorica e beffarda per Mourinho allora, non è così banale per noi oggi. Perchè? Perchè Florentino Perez ha scelto proprio il ritorno di Mourinho per la panchina del Real Madrid? Provare a capire il pensiero dietro la decisione del patron del Real non è così facile e per questo è giusto ripercorrere gli ultimi anni dei Blancos.

Il Real Madrid post Mourinho vince tutto. In dieci anni i Blancos dominano in Europa portandosi a casa 6 Champions league, tre di queste consecutive dal 2016 al 2018, vincono in Spagna campionati e coppe nazionali approfittando anche delle difficoltà economiche del Barça a cavallo degli anni 20 di questo secolo. La filosofia della società è sempre stata chiara: le innovazioni tattiche e il bel gioco vengono spesso e volentieri dopo, l’importante è essere concreti, vincenti ed essere sempre al vertice del calcio europeo. Per questo negli anni abbiamo visto sedere e soprattutto vincere sulla panchina del Real allenatori “gestori” come Zidane e Ancelotti.

La scorsa estate però, il presidentissimo Florentino Perez prende la decisione di cambiare rotta: vincere si, ma facendolo in modo moderno, giocando un calcio propositivo. Per avviare questa virata tattica si affida ad un volto noto a Madrid, quello dell’astro nascente della nuova scuola di manager spagnoli ed ex Galàctico, Xabi Alonso. Il cambio di rotta però non ha portato i risultati sperati. In una squadra piena di prime donne abituate ad avere completa libertà, un allenatore che chiede corse all’indietro e lavori tattici più proletari, hanno portato Xabi Alonso a perdere la presa sullo spogliatoio sin dai primi tempi.

È così l’esperimento è fallito praticamente prima di iniziare, senza grandi colpe dell’allenatore basco, e a gennaio Perez chiama un altro giovane allenatore ex Real, Álvaro Arbeloa. Anche qui i risultati non sono arrivati: il Real Madrid esce in Champions ai quarti, troppo presto per la regina della Coppa Campioni, esce agli ottavi di Copa del Re contro una squadra di Segunda División e la beffa più pesante arriva in campionato dove consegna la Liga al tanto odiato Barcellona proprio nel Clásico con 4 partite ancora da giocare.

Via anche Arbeloa, gli esperimenti sono falliti, l’allenatore giovane con proposte di gioco in questo Real Madrid non funziona. Allora perchè non andare sul sicuro, provare ancora una volta una ricetta già vincente, tornare da un allenatore già collaudato sulla panchina del Real, perchè non riportare al Bernabéu un gestore, e in c’è gestore più speciale di José Mourinho.

Dopo delle elezioni presidenziali che hanno visto trionfare ancora una volta Florentino Perez, è arrivata la nota ufficiale del club che ha annunciato il ritorno di Mourinho in panchina. Un ritorno reso ancora più dolce dai nuovi arrivi di Konaté e Dumfries, già annunciati dalla presidenza, e dal probabile arrivo di Bernardo Silva, scippato proprio ai rivali di sempre del Barcellona e dell’Atletico Madrid.

Mourinho, che negli ultimi anni ha collezionato più esoneri che trofei, ha la possibilità di dare nuova linfa ad una carriera da allenatore in fase calante. Dopo anni difficili passati tra Londra e Lisbona, passando anche per Roma e Istanbul, avrà davanti la missione più difficile della carriera. Avrà il compito di risanare uno spogliatoio in frantumi e riportare il Real sul tetto di Spagna e d’Europa. Quella del Real è la panchina più scomoda d’Europa in questo momento per tutti, o quasi. Solo chi c’è già stato e ha già vinto può far rialzare la testa ai Galacticos, e dimostrare per un’altra volta, perché è lo Special One

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