Mar. Lug 21st, 2026

di Jacopo Maria Salerno

Nei Mondiali di oggi, non basta più avere la rosa piena di campioni provenienti dai migliori club europei, serve necessariamente un allenatore capace che la metta in campo. Sfortunatamente per tante grandi nazionali, non è questo il caso

Dopo le partite della prima settimana di Mondiali è giusto fare una considerazione. Nel calcio per nazionali di oggi, sempre più globale, tante piccole nazionali si affacciano alla Coppa del Mondo per la prima volta dopo decenni, o addirittura in alcuni casi per la prima volta in assoluto. Se fino alle scorse edizioni, queste nazionali arrivavano al mondiale coronando un sogno e accontentandosi di partecipare, oggi è sempre più chiaro che non è più così. Nazionali come quella della Repubblica Democratica del Congo o quella di Capo Verde negli scorsi giorni hanno dimostrato di non venire al Mondiale felici e gioiose di aver raggiunto il loro punto d’arrivo. Non vengono più per fare le vittime sacrificali all’altare delle grandi squadre europee o sudamericane. Queste squadre rappresentano realtà sempre più importanti, che vedono il nuovo Mondiale come un’opportunità di fare la storia, di andare avanti nel torneo e di buttare giù le nazionali con più storia e blasone.

In Foto: Sebastien Desabre CT Congo

Oggi, in un Mondiale che vede le piccole nazionali avere in rosa numerosi calciatori con esperienza ai massimi livelli del calcio di club, e con allenatori sempre più preparati e con una pianificazione a livello di federazione sempre più moderna, alle grandi nazioni calcistiche non basta più affidarsi solo al livello dei giocatori in squadra. Quando squadre come il Giappone o la Costa d’Avorio hanno la maggior parte dei titolari ingaggiati da squadre di club ai vertici del calcio europeo, per le grandi, serve qualcosa in più. Serve un allenatore forte, capace di preparare la squadra, di portare idee tattiche e di comprendere la rosa che ha a disposizione e metterla in campo in modo che le stelle possano coesistere insieme e rendere al meglio come squadra. Se per qualche favorita è questo il caso, tante altre invece non hanno questa “fortuna”.

In Foto: Didier Deschamps CT Francia

Nella prima settimana di Coppa del Mondo, abbiamo visto grandi nazionali giocare male, senza idee, con poca intensità e con la voglia di vincere forse rimasta fuori dagli Stati Uniti. Se qualche colpa è giusto attribuirla ai giocatori, il lavoro dei Ct è il principale responsabile degli orrori visti in campo. Squadre con giocatori che fino ad un mese fa volavano in campo con i club, ora sembrano essere stati sostituiti dai gemelli che nella vita fanno altro. Allenatori che mettono in campo squadre tatticamente vecchie, vengono sbranati calcisticamente da squadre magari con meno potenza di fuoco, ma allenate meglio. Nell’ultima settimana abbiamo visto prestazioni troppo brutte per essere vere di squadre forti come la Turchia, il Belgio, l’Olanda, perché allenate male o perchè non comprese dai propri Ct.

In foto: Rudy Garcia CT Belgio

Il Portogallo è l’esempio più eclatante di tutto questo discorso. La nazionale portoghese ha senza dubbio la migliore rosa della propria storia, e si presenta al mondiale come una delle favorite alla vittoria finale. Il Portogallo però è allenato da Roberto Martinez, allenatore ricordato per aver totalmente sprecato la generazione d’oro del Belgio. Nella pareggio contro la Repubblica Democartica del Congo, Martinez, che ha in mano il miglior centrocampo del Mondiale con Vitinha e Joao Neves freschi campioni d’Europa con il Psg e Bruno Fernandes MVP della Premier League, è riuscito ad ingabbiare la sua stessa squadra. Il Portogallo è stato sterile per gran parte della partita, lento in costruzione e tatticamente impreparato al piano gara dei congolesi. Martinez ha aggiunto al danno la beffa, tenendo in campo per tutta la partita un Cristiano Ronaldo che è sembrato ormai non più adatto a giocare a questi livelli.

In Foto: Roberto Martinez CT Portogallo

Ogni squadra ha ovviamente dei problemi specifici, ogni allenatore ha colpe diverse, ma ciò che deve essere chiaro è che le piccole corrono perché giocatori sempre più importanti sono spinti in avanti da grandi idee e lavoro, le grandi invece sono impantanate, affossate ancora di più da allenatori che dovrebbero guidarle verso il successo, ma che in realtà sono la zavorra che le porta sempre più giù.

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