di Jacopo Maria Salerno
Quarant’anni fa andavano in scena due momenti memorabili della storia della Coppa del Mondo con un solo e unico protagonista: Diego Armando Maradona.
Il 22 giugno del 1986 va in scena il quarto di finale della Coppa del Mondo tra Argentina e Inghilterra. Quella giocata a Città del Messico non fu una semplice partita di calcio dei Mondiali. Fu l’incoronazione del dio profano del calcio: Diego Armando Maradona diventa un “Genio” per il telecronista Victor Hugo Morales, e per il resto del mondo diventa semplicemente il Diez.
Che quella sarebbe stata una giornata storica, Maradona lo aveva già annunciato prima di scendere in campo. Poche ore prima della partita, al club America di Città del Messico, luogo del ritiro argentino, delle sarte stanno ancora cucendo le maglie per la squadra. Qualche giocatore si lamenta per il ritardo, passa Diego, prende una maglia ancora senza numero e dice “con questa maglia batterò l’Inghilterra”, le sarte prendono la casacca azzurra a tinta unita e ci saldano il numero 10 sopra, e con quella maglia Diego batterà davvero l’Inghilterra, e lo farà a modo suo.
La partita inizialmente è bloccata. Le due squadre aspettano che succeda qualcosa. Quel qualcosa arriva al minuto 51’, quando una prima serpentina di Maradona termina al limite dell’area e il talento argentino passa il pallone e un difensore inglese in maniera goffa cerca di interrompere l’azione offensiva degli argentini. Il pallone carambola in aria verso la porta. Sembra un’uscita tranquilla per il portiere inglese Shilton. Il numero 1 dell’Inghilterra però non mette in conto, e d’altronde perchè dovrebbe farlo, che Maradona non ha fermato la sua corsa e saltando come mai prima d’ora, lo anticipa e segna l’1-0. Alcuni inglesi in campo iniziano a protestare e guardano il replay del goal si capisce il perché: Diego su quel pallone non ci arriva con la testa, ma con la mano. L’arbitro tunisino Ali Bin Nasser però non se ne accorge e assegna la rete. Maradona festeggia sapendo perfettamente di aver segnato con la mano, ma non gli interessa. La sua giocata che nel calcio di oggi sarebbe stata annullata dopo pochi secondi, farà la storia del calcio e il goal prenderà il nome di Mano de Dios, espressione coniata proprio da Diego.Questo goal è il simbolo perfetto del lato animale e istintivo di Maradona, che ha contraddistinto la sua vita dentro e fuori dal campo.
Il lato geniale e tecnicamente impareggiabile del Maradona calciatore invece, esce quattro minuti più tardi.
Riceve il pallone dal compagno Héctor Enrique ad una sessantina di metri dalla porta. Questi 60 metri il Diez li corre con la palla al piede in una decina di secondi. Attraversa il campo circondato da maglie bianche inglesi. Sul suo cammino provano a fermarlo in cinque: Hoddle, Reid, Samson, Butcher e Fenwick. Non lo prendono, non possono prenderlo. Appena gli inglesi provano ad entrare ed intervenire, Maradona ha già spostato il pallone con il suo sinistro ed è sempre più proiettato verso la porta. Semina il panico nella difesa britannica, arriva in area, salta il portiere e appoggia la palla in rete. Il Goal del Secolo.
Gli inglesi segnano il goal del 2-1 ma poco importa. La partita è già storia.
La storia di quel Mondiale poi continua e vede l’Argentina vincere il suo secondo Mondiale.
La partita contro l’Inghilterra però mostra tutto del fenomeno argentino: il bello e il brutto, il malandrino e il Diez, Diego e Maradona. Un personaggio che nella storia del calcio né prima né dopo ha mai avuto un doppione.
Morales telecronista uruguagio della partita, chiama Maradona “Genio”, e durante la telecronaca della celebrazione del secondo goal dice, “scusate, qui c’è da piangere”, ecco, il 22 giugno del 1986 passerà alla storia come il giorno in cui Diego Armando Maradona ha dato una ragione per piangere al mondo intero.

