di Angelo Meringolo
Il 9 luglio 2006 il cielo sopra Berlino si colorava d’azzurro. L’Italia conquistava il suo quarto titolo mondiale in una notte magica, capace di unire un Paese intero. Vent’anni dopo, quella notte appare come un miraggio, un sogno realizzato che non si ripeterà più. Da quel trionfo firmato da Marcello Lippi e dai suoi ventitré eroi, il calcio italiano e il mondo che lo circondava sono cambiati radicalmente. Quell’estate non fu solo l’apice della nostra storia sportiva, ma anche l’inizio di un profondo e inesorabile declino.

Mentre Fabio Cannavaro alzava la Coppa del Mondo, l’ombra di “Calciopoli” si abbatteva sulla Serie A. Lo scandalo più grande del nostro calcio stava per azzerare i vecchi equilibri, decretando la fine del modello dei presidenti-tifosi capaci di ripianare i debiti a suon di milioni. Il paradosso fu totale: sul tetto del mondo in campo, ma con le macerie istituzionali ed economiche in patria.

In vent’anni la Serie A ha smarrito tutto il fascino che la rendeva il “campionato più bello del mondo”. Da meta d’arrivo per i Palloni d’Oro o per i candidati a diventarlo, il nostro torneo si è trasformato in una lega di transizione. Oggi i top player assoluti preferiscono i petrodollari della Premier League o il blasone delle big spagnole. Persino i migliori prospetti italiani, i giovani talenti cresciuti nei nostri vivai, preferiscono accettare le offerte di realtà estere, anche meno blasonate, piuttosto che scommettere sulle destinazioni più pregiate del nostro campionato.
Il riflesso più doloroso di questo impoverimento tecnico e della fuga dei nostri talenti si è abbattuto inevitabilmente sulla Nazionale. Se nel 2006 l’abbondanza di campioni permetteva di lasciare in panchina fuoriclasse assoluti (la staffetta Totti-Del Piero, o Inzaghi terza punta, per citare alcuni esempi), i Commissari Tecnici che si sono avvicendati negli ultimi anni si sono trovati a corto di alternative e hanno faticato e faticano tutt’ora a trovare italiani titolari nei club di vertice. Il conto è stato salatissimo: l’Europeo vinto nel 2021, una dolce chimera o una splendida illusione, non ha cancellato il dramma sportivo delle tre mancate qualificazioni di fila agli ultimi tre Mondiali. La Serie A ha perso il treno della modernizzazione globale, accumulando un gap infrastrutturale e commerciale pesante rispetto ai competitor europei. Vent’anni dopo, della notte di Berlino resta la dolce nostalgia di un calcio romantico, fiero e competitivo che, forse, non tornerà più, con il ricordo sempre più sbiadito di un Fabio Cannavaro che alza al cielo la coppa del mondo nella notte più azzurra di sempre, e la voce di Fabio Caressa che urla a squarciagola :”Abbracciamoci forte e vogliamoci bene…siamo campioni del Mondo”.


