di Angelo Meringolo
LONDRA – Ci sono vittorie che certificano un talento e trionfi che consacrano un mito. Il secondo sigillo consecutivo di Jannik Sinner a Wimbledon appartiene di diritto alla seconda categoria. Sinner ha riscritto per sempre i confini del tennis e dello sport italiano. Conquistare Wimbledon è l’impresa di una vita; difendere il titolo sul green più prestigioso del mondo, firmando una memorabile doppietta consecutiva, è roba da eletti. Alzando al cielo la prestigiosa Challenge Cup per la seconda volta, il tennista altoatesino non ha semplicemente difeso il titolo del 2025: è entrato ufficialmente nell’olimpo del tennis mondiale e, più in generale, nella leggenda dello sport italiano.

Un percorso netto
Il cammino di Sinner a Londra è stato un capolavoro di gestione, una marcia trionfale non priva di insidie ma affrontata con la lucidità dei predestinati. Dopo il debutto da brividi e la battaglia al quinto set contro Kecmanovic, Jannik ha alzato progressivamente il livello, liquidando con autorevolezza Borges, Brooksby, Mochizuki e Struff. Turno dopo turno, l’erba del Centrale è diventata il suo giardino di casa. Nessuna sorpresa per chi conosce la solidità mentale del campionissimo italiano, che anche fisicamente ha retto bene per tutto il torneo, a differenza dei problemi mostrati al Roland Garros, quando il caldo torrido francese ed una stanchezza che giorno dopo giorno è andata via via aumentando, hanno inciso sull’eliminazione prematura del numero uno al mondo.

La lezione a Djokovic e la finale con Zverev
Il capolavoro londinese di Sinner non è stato solo un esercizio di talento, ma una dimostrazione di onnipotenza mentale. Il momento di svolta del torneo è impresso nella memoria degli appassionati: la semifinale contro Novak Djokovic. Quello che doveva essere un match di logoramento, giocato per lo più ad armi pari, si è trasformato in un monologo d’autore. Sinner ha liquidato la pratica con un fragoroso 3-0 (6-4, 6-4, 6-4), mostrando una superiorità a tratti imbarazzante per precisione e potenza. Djokovic, ha assistito quasi impotente alle accelerazioni devastanti del numero uno del mondo. Cedendo definitivamente il passo al campione altoatesino.
Poi, l’atto finale contro Alexander Zverev (fresco campione del Roland Garros) che prometteva scintille e non ha deluso le attese. Nonostante un primo set ceduto al tie-break contro un tedesco in stato di grazia al servizio, Jannik ha mantenuto una calma olimpica. Ha strappato il secondo parziale al tie-break e poi, con un tennis via via più aggressivo fatto di risposte fulminanti e passanti millimetrici, ha preso il totale controllo del match chiudendo 6-7, 7-6, 6-3, 6-4.

La definitiva consacrazione
Se mai ce ne fosse stato bisogno, dopo tutti i traguardi raggiunti da Jannik nella sua carriera, il bis consecutivo a Wimbledon, consegna definitivamente Sinner alla gloria e lo rende in maniera incontrovertibile una leggenda di questo sport, certificando l’autenticità del campione. L’erba di Londra, dunque, si tinge ancora una volta d’azzurro, e testimonia che quella che stiamo vivendo, può essere tranquillamente definita “L’era Sinner”. Con cinque Slam in bacheca a soli 24 anni, Sinner dimostra una continuità spaventosa e una resilienza mentale fuori dal comune. L’Italia si gode il suo campionissimo, ed il tennis mondiale il miglior giocatore in assoluto del circuito.

