di Angelo Meringolo
Tre partite, tre sconfitte, nove gol subiti e zero punti in classifica. Bastano questi numeri impietosi a raccontare il prematuro epilogo dell’esperienza di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina. La sconfitta casalinga contro il Torino è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di dubbi e incomprensioni, portando la dirigenza viola a prendere una decisione drastica quanto inevitabile: l’esonero immediato.
Un divorzio arrivato ai primi di settembre che lascia l’ambiente scosso, ma che riflette la necessità di una scossa immediata prima che la stagione prenda una piega irrecuperabile, anche perchè il mercato della Fiorentina, è stato di quelli importanti, e passare un’altra stagione a navigare a vista tra le zone pericolose della classifica, sarebbe un fallimento totale, sia dal punto di vista tecnico, quanto societario.
Tre le motivazioni principali che hanno portato all’invitabile esonero del tecnico, che da calciatore ci aveva portato sul tetto del mondo con il rigore decisivo contro la Francia in finale:
- Inizio di stagione shock: Con un solo gol all’attivo e una media di tre reti incassate a partita, la squadra si è ritrovata catapultata in fondo alla classifica. Un ruolino di marcia insostenibile per le ambizioni del club.
- Mancanza di identità e tenuta difensiva: Oltre ai risultati, a preoccupare è stato l’atteggiamento tattico sul campo. La squadra è apparsa disorganizzata, vulnerabile ad ogni affondo avversario e priva di una chiara idea di gioco o di una capacità di reazione caratteriale.
- Tensioni con i vertici societari: Il clima si è definitivamente surriscaldato nel post-partita contro il Torino. Un colloquio molto acceso tra il tecnico e la dirigenza ha certificato l’assenza di sintonia, rendendo impossibile proseguire il percorso insieme.
La società ha così optato per il cambio di rotta lampo, nell’auspicio che un nuovo timoniere possa restituire solidità e serenità a un gruppo apparso smarrito.

Il tecnico chiamato a risollevare le sorti della squadra, è Paolo Vanoli, e si tratta di un ritorno, dopo essere subentrato già l’anno scorso a Stefano Pioli, proprio per raddrizzare una stagione che stava prendendo una piega disastrosa. Vanoli dovrà ora sfruttare al meglio le “risorse umane” messe a disposizione da Paratici, ed invertire subito la tendenza negativa che ha contraddistinto l’inizio di campionato della viola. Se si tratterà di una scelta giusta, sarà il campo a decretarlo, ma in questo momento, tutto l’apparato, sia tecnico che societario, della Fiorentina, appare in netta confusione.

