di Jacopo Maria Salerno
Il 5 luglio del 1982 l’Italia di Bearzot sconfigge il Brasile delle meraviglie con una tripletta leggendaria di Paolo Rossi.
Durante la partita con il Perù, valida per il primo girone del Mondiale, il protagonista della nostra storia ammette:“C’è qualcosa che non va in me”. Con queste parole, Paolo Rossi, sconsolato, dà voce all’opinione pubblica del nostro paese, un paese che in quel periodo contesta duramente lui e il Ct Enzo Bearzot che lo ha voluto in squadra. L’allenatore della nazionale viene criticato per tutte le sue decisioni, ma la critica più feroce è proprio sulla scelta ostinata e incomprensibile di tenere in campo Rossi.
Il centravanti della Juve fisicamente non c’è. Tornato a giocare ad aprile di quella stagione, dopo una squalifica lunga 2 anni, Rossi è ancora lo spettro del calciatore che tutti conoscevano. Sembra fuori forma e fuori fuoco per le prime quattro partite della Coppa del Mondo, fino al 5 luglio, quando allo stadio Sarrià Eder di Barcellona inizia la partita con il Brasile più bello di sempre.

L’Italia, che ha vinto la prima sfida del secondo girone contro l’Albiceleste con goal di Tardelli e Cabrini, arriva alla partita contro la Seleçao da chiara sfavorita. E chi non lo sarebbe contro questo Brasile. I campioni sudamericani vincono e convincono: hanno passeggiato per tutte le partite del loro primo girone e nel secondo turno hanno scherzato dando tre goal ai campioni in carica dell’Argentina. La squadra verdeoro ha espresso un calcio spettacolare, vincente, e lo ha fatto con uno dei centrocampi migliori della storia del calcio: Toninho Cerezo, metronomo in mezzo al campo, passato anche in Italia con le maglie di Roma e Samp, Falcão, l’ “Ottavo re di Roma” campione d’Italia solo un anno più tardi, Zico, numero 10 che, guardando le sue giocate in campo, sembra avere due occhi dietro la nuca, e il capitano Sócrates, il dottore socialista prestato al calcio, la cui eleganza con la palla tra i piedi è difficilmente ripetibile.
Non solo i brasiliani sembrano invincibili, hanno dalla loro anche la possibilità di andare avanti nel torneo con un semplice pareggio contro gli azzurri. I nostri sembrano spacciati ancora prima di arrivare allo stadio per la partita, ma è proprio in questi casi che la Nazionale italiana smette di essere un semplice gruppo disunito di calciatori più o meno bravi e diventa un’entità unica, pronta ad entrare in campo ed uscirne solo con le spoglie dei nemici sulle spalle.
Inizia la partita e dopo un solo minuto dal fischio d’inizio, un cross perfetto di Cabrini trova Rossi che da solo sul secondo palo colpisce di testa e supera il portiere brasiliano Waldir Peres appoggiando così in rete il pallone dell’1-0. Nell’esultanza del numero 20, si vede tutto il peso delle critiche sparire per lasciare spazio a gioia e leggerezza. La felicità dei nostri però dura poco. Al dodicesimo minuto Zico si libera del marcatore con un colpo di tacco e con un passaggio filtrante trova l’ingresso in area di Sócrates, che con un tiro sul primo palo riporta tutto in parità. I brasiliani giocano bene, anzi benissimo, ma peccano di sufficienza. Si reputano superiori ed è proprio da questa loro supponenza, nonché dal pressing voluto da Bearzot, che nasce il secondo goal di Pablito: Toninho Cerezo fa partire un passaggio orizzontale debole e fuori misura per i suoi compagni, Rossi si avventa sul pallone anticipando un difensore e dal limite dell’area fa partire un tiro violentissimo che si insacca in rete e riporta l’Italia avanti. Cerezo dopo l’errore scoppia a piangere, e il terzino Junior deve scuoterlo per farlo tornare in sé. Prima dell’intervallo il Brasile torna all’attacco creando altre occasioni, ma non riesce a superare la muraglia azzurra.
Nel secondo tempo il copione della partita non cambia, la Seleçao continua ad attaccare fino a quando, al sessantottesimo, il pallone non arriva a Falcão che dopo qualche tocco calcia un missile ed insacca il Tango alle spalle di Zoff. La sfida è di nuovo in parità e la paura che lo scoglio verdeoro sia troppo per i ragazzi di Bearzot cresce. I brasiliani, che passerebbero anche con questo risultato, non si accontentano e continuano a giocare. Gli avversari sudamericani sono fortissimi ma continuano a peccare di leggerezza. Un angolo di Conti viene respinto in malo modo dal numero 3 brasiliano Oscar, la palla arriva a Tardelli che calcia verso la porta, e ancora una volta, lasciato da solo, è Pablito che la mette dentro. Siamo avanti 3-2.

Gli ultimi sedici minuti di gioco sono terribili, i brasiliani si buttano in avanti, spingono cercando il goal del pareggio. L’offensiva sudamericana si schianta però contro il muro eretto dall’Italia, capitanata dal quarantenne Zoff, che con le sue parate aiuta a mantenere invariato il punteggio. La partita finisce, ce l’abbiamo fatta. L’Italia data per spacciata da tutti ha vinto conto il Brasile delle meraviglie.
Gli azzurri andranno avanti, batteranno prima la Polonia in semifinale, con un’altra doppietta di Rossi, e poi in finale la Germania Ovest. La Nazionale alzerà la Coppa e salirà sul tetto del mondo.

Il Mondiale però, l’Italia non lo ha vinto l’11 luglio, a Madrid contro la Germania Ovest, e nemmeno con la Polonia. L’Italia ha vinto la Coppa del Mondo qualche giorno prima nella partita contro il Brasile, a Barcellona, in quello stadio di cemento chiamato Sarrià, dove è entrato Paolo, ed è uscito Pablito.
